30 December 2006
la regola del falso
la logica classica rapporta il concetto di falso e quello di vero sulla base di un pregiudizio o forse di una pretesa… parti da una verità, negala, giocaci un po’ fino ad arrivare a qualcosa che è per te (o peggio per il tuo interlocutore) è più familiarmente falsa. Ci si immerge nel falso come a rifuggirne… a volerlo sistemare, dimenticare, ridurlo a qualcosa di invisibile. ebbene, di fronte a ciò che è palesemente falso per il nostro orizzonte sensibile, psichico, somatico, noi cancelliamo tutto il ragionamento fin qui fatto. riconoscendo il nostro errore di aver negato quella verità. come bambini che crescono impariamo e riproduciamo questo atteggiamento. non giochiamo più ad esercitare il pensiero, nemmeno per arrivare a regalare ragion di verità. sottomessi, siamo convinti o ci autoconvinciamo lasciando entrare sempre più dentro l’agente normalizzante…
costruiamo pertanto saperi che da millenni sono filtrati dal concetto di assurdità… concetto che continua a vivere ai margini delle nostre menti ma a costruire il senso di tutto. compreso il nostro obbedire o non provare a rispondere. un sistema assoluto si sostituisce ai mile sistemi reletivi e nulla è più vero per o falso per… solo vero o falso… plausibile o assurdo, normale o deviato, in o out. La centralità dell’assurdo è quella dell’individuo nei confronti della storia. è la contrapposizione, lo scontro, la coscienza, il giudizio, la scelta. La consapevolezza che falso e vero non esistono e che esiste solo potere. il solo scopo dell’introduzione delle due categorie è la normalizzazione.
Si perchè il vero è sempre e comunque vero per.
e il falso… il falso esige ogni cosa. crea il mondo. implica tutto… e non ha dimostrazioni. se le avesse potremmo dimostrare qualsiasi verità o bugia. senza differenza alcuna. un po’ come a porta a porta… ex falso quodlibet.
Filed by esserefuori at 17:50 under parole