repetita

[repeat]
      comunicare a/traverso tutto. attraversando tutto. intrecciarsi con le cose fino a
non potersi più slegare. vivere in simbiosi col presente… con quanto vediamo coi sensi
e può essere raggiunto. ma per arrivare altrove. ovunque. assaltando l’infinito della
terza dimensione… il cielo. ma chiedendo e cercando di rubare il tutto. l’iperrealtà.
tutte le dimensioni. la percezione globale di un “nostro” che  che arriviamo soltanto
a sfiorare con l’astrazione.
      portare tutto a casa. tornare all’intimità del nostro io. scoprirsi cambiati.
capaci di affrontare il nostro corpo, con armi nuove. il prossimo. le cose che tocchiamo,
che sfioriamo, che sentiamo. a volte questo punto a già più grande. tale da non farci
parlare in prima persona. include per istinto. ingloba per vicinanza. inizialmente per
brevi distanze secondo metriche definite dall’incomprensibile. da quel qualcosaltro che
ci fa come nani sulle spalle dei giganti. che non fa esistere la proprietà. che promuove
la condivisione spontanea. quell’istinto che ci rende razza umana e ci procura la voglia
di uscire dal villaggio e non tornare a mani vuote.
[until keypressed = oFF]

infinito + infinito …
è il passo più importante. come accendere la luce per vedere.
è il sasso nello stagno del sè stessi che provoca le onde…
fa alzare gli uccelli in volo…
mostra come la terra possa baciare il cielo.
come passare dall’1 al 2,
scoprendo la virtu di poter continuare per sempre in questo gioco
e, cerchi intorno a cerchi, essere già dove si voleva.

#1

sei la prima persona. giuro. la prima persona alla quale io comunico tanto. per me è difficile, sai?
anche raccogliere i pensieri.. mi occorre tempo.
ti reputo grande in questo… mai nessuno mi abituava e mi ha mai insegnato il dialogo e la condivisione
come te. sei la risposta a ciò che si teorizza ma non si mette in pratica. una risposta che mette in
luce la mia di personalità. fragile. insicura. incapace di dialogare.. già che io mi prenda tempo è un
buon segno.. imparo ad aspettare.
un aiuto materiale anche.. non mi ero mai ridotto a chiederlo. mi sono sempre considerato forte al
punto di incassare o risolvere da solo i miei problemi. le mie ansie. le mie angoscie.
scopro con te il senso più profondo di chi sono. con calma. voglio dirti tutto.. ma non sono abituato.
devo organizzare le miei idee.. a volte volo. volo via e devo stare solo perkè una frase una parola
mi fa più male di un’altra. o mi fa semplicemene male.
io devo dirti grazie comunque. ti sarai scocciata di sentirtelo dire.. ma spero ti faccia sentire bene.
e forte.
forte.. cosa che io non mi reputo più assolutamente. si disgrega grazie a te quella corazza che mi
vedeva solo nel mio non condividere. per ogni cosa.

non so continuare ma spero di averti fatto capire quanto il tuo essere così come sei abbia cambiato
in meglio una persona.. e se pensi che questa stessa persona possa darti ancora qualcosa (e ti
assicuro che per te diverrei l’impiegato di deandrè) allora pensaci/mi.. e sii felice perchè sei
speciale. dolce e giusta allo stesso tempo. equilibrata. sincera. limpida. meravigliosamente irascibile..
\\e tutti i colori che dipingono la tua stupenda\\

personalità..?
scusami se non ne ho tanta come te e le sue linee non sono marcate quanto le tue..
mi prendo tutte le colpe e tu porgo tutte le scuse
capisco…
e vorrei non sbagliare più
chiedi..
insegnamelo..
e starò al tuo ritmo.
anche per sempre

ancora silenzio

ma si è sempre diversi. perchè da questo processo di reality-shake ciò che vien fuori è
appunto un mix di vecchio e nuovo, soggettivo e soggetto al momento. il tutto avviene
mille volte al secondo, concatenandosi e complicandosi. la forza ricombiante, al di là
della dialettica (dell’assurdo), sta nello spostamento complessivo di posizioni che avviene.
nel rapporto reticolare che c’è tra le parti del nostro sistema. siano esse persone, cose,
pietre o vegetali.

uomo-telefono-uomo è qualcosa da prendere in considerazione. anzi si dovrebbe cominciare a
ragionare per catene come queste, piuttosto che per punti. percepire ciò che per ora ci sta
intorno come un qualcosa di vivo e pulsante. un magma che può trasformarsi in qualsiasi
cosa, diventare, equilibrarsi rispetto alle volontà delle sue parti.
è la struttura mondo, dunque, la struttura universo, la struttura sistema che non ha più
centro ne periferia… e di conseguenza tutto ciò che viaggia su di esso in maniera
parassitaria o no.

fare società. venir fuori. essere visibili. mostrasi per ciò che si è davvero… pazzi,
non normali, diversi… essere da essere, individuo da individuo. è nella diversità la
chiave di volta. il fulcro caratterizzante la nostra apertura a dispetto del perimetro
che qualcuno traccia intorno col tentativo di accerchiarci. abbiamo bisogno di un nuovo
gesù, per elevarci a paradigma di novità? ognuno può esserlo, fingendo mai. essendo uomo,
tutto qui. il segreto per la gioia è non pensare, vivere, essere il e nel momento. nessuna
categoria potrà mai definirci, nessuno studio. eccola la nostra forza. esplodere in mille
colori. troppi per chi divide. troppi per chi racchiude in categorie e specializza. troppi
per chi fa della fantasia un programma. un algoritmo. un teorema.

siamo figli dei nostri stessi desideri. non bruciamoli nella rassegnazione. esigiamo il
tutto e costringeremo l’altro da noi ad una rivoluzione. eccolo… il nostro scopo. una
triste scuola ci ha abituati al fallimento. noi vinciamo ogni giorno. vinciamo cose che
non vedremo mai con gli occhi… come le ombre. figlie illeggittime di madre luce…
destinate a non essere mai viste da chi le ha partorite. noi lavoriamo per tutti.
per la razza umana. per il prossimo in cui vediamo, definiamo, per contrasto e negazione,
noi stessi. se perdiamo… è per noi stessi. per la voglia di fuggire via da ogni posto.
da ogni schema. superato nel momento in cui è stato necessario porlo per comprendere.
il paradosso è lo stare stretti nelle definizioni che un altro per noi ha posto.
il progresso è tutto qui. essere per tutti.

“con il Pianeta che mi esplode sotto gli occhi
non avrò giorni migliori se non li immagino nemmeno
in corsa verso nuove lune porto io il mio treno”

per niente perdi il tutto. ogni cosa ne significa infinite. ogni parola. in viaggio tra
le moltitudini ad esse si modella. con la naturalezza che caratterizza l’evolversi. l’
andare avanti. su tutti fronti. l’equivoco… il gap di significazione tra chi parla e
chi ascolta. la comunicazione si basa su continue incomprensioni. discontinuità elimina
bili col mettersi d’accordo. salti di ampiezza finita. il conflitto è laddove questi
salti si fanno infiniti. dove l’azione serve più del dialogo e per il polialogo. la parola
a tutti. per tutti. la partecipazione. l’aggirare quell’ostacolo mostrando intuizioni
per l’oltre. oltre l’inifinito. per un equilibrio che si ottiene spostando un confine.
una linea sottile tra l’assurdo e il normale che viene messa in moto. ying e yang naturale
dialettico oggettivo tra le cose di questo sistema che solo la forza spontanea creatrice
e folle di tutti insieme può modificare. cambiare il mondo è poco. anche combattere alla
pari. anche sfruttare da secondi parassiti. usando ciò che a noi è stato sottratto…
servono capacità visionarie. arte nuova. senza schemi. immaginare cosa c’è dietro quella
porta che cerchi di aprire da tempo. e cominciare a vivere gli spazi prima di
esserci. il mondo tutto è il nostro spazio. cominciare a costruire la propria misura di
“stare bene”. in pace. in armonia. proporla e cercare di raggiungerla nel rispetto
reciproco è già una chiave. una traiettoria migliore… per respirare.

solo la rassegnazione oggi vogliono che ci resti ci resti. nemmeno. ci costruiscono il
niente da questo lato ma fuori tutto da riconquistare nel senso opposo… esiste cio che
ci cambia. solo questo. o forse esistiamo noi solo. io soltanto.
perchè do senso a ciò che muove i sensi. ma vi è un senso che sfugge… che ci nascondono.
è l’essere per l’essere. ci sconfiggono per emulazione. per riproduzione. mangiano la
nostra fantasia… sporcandola del marciume dei loro affari.

essi. noi. una convergenza spettrale. qualcosa che a volte che fa paura soltanto sfiorare
con la mente. noi di noi. noi costruiti. noi con due logiche. mille logiche.
imaparare a vivere essendo tutti gli altri è una chiave di semplice sopravvivenza…
o forse è ciò a cui si tende. Ma qual’è la base di rovesciamento…?
la matrice di cambiamento. la chiave per la gioia… non pensare?
non porsi il problema del margine da superare?
essere se stessi senza alcun complementare alla propria persona e personalità? stare
dove si vuole? quando si vuole, perchè si vuole, se si vuole? si. probabilmente si.
la chiave per la gioia è amore anarchico, come insegna cristo, guardando il dentro da
dentro… poi è il caos. socialismo o barbarie è comunque il caos… (:
è un punto interrogativo… una domanda… se a guardare è chi è fuori.
è rubare un pò per volta guardando dall’altro dall’alto
e gli infiniti diversi piani per le infinite diverse specificità per gli infiniti fuori
da quella corte marziale che è ogni singola coscienza. ricondurre i problemi al Problema.
e prima di far ciò esser cambiati. prima e dopo.

ciò si supera, imitazione per imitazione, limitandosi (concentrandosi) all’immediato…
saltando… con intelligenza e creatività. superando confini invisisbili
la direzione la intuiamo e si forma coi sogni senza più motivo di essere strabici…
il quadro si riempie… la gioia si raggiunge
essendo mai al proprio posto… per microinsubordinazioni… come una pioggia di atomi
nella zona rossa dell’impero… mangiarsi le frontiere. lanciando aereoplanini di carta
come sei possedessimo davvero un arsenale… o rotoli di carta come a poter davvero
arrivare in cielo… disobbedire è il passaggio dal discreto al continuo. punti di
azioni che si addensano creando nuovamente la realtà: cio che vedi.
furto su furto, saremo ancora solo se chi programma sarà quanto di più alto si potrà
concepire: chi concepisce stesso. noi, la nostra mente.
come ora. ci definisce ciò che non riusciamo ad essere, il cielo che stiamo assaltando.
la sete di poter essere senza comprimersi. possiamo programmare… decidere per noi.
rubando o spingendo verso di là… facendo piovere come atomi i nostri sorrisi…
perchè le macchine si innamorino di noi. come noi di noi. fluttuando leggeri tra le
cose. perchè si tratta di cose. merce. troppo grigia e troppo poca cosa per poter
sbiadire i nostri colori.

silenzio

che immagini stupende puo’ dare il mettersi d’accordo…
senza scadere in contratto…
qualcosa lega tutti gli esseri…
è il mettersi in gioco… dare senza pretendere…
perdere davvero se stessi ritrovandosi nel prossimo…

auguro che i sogni tuoi più belli una mattina
potrò leggerli dalla tua stessa vita. dal tuo sorriso, che inventa
i confini del tuo sguardo.

è per assurdo che capiamo. il positivo e il negativo. il mondo è la nostra pelle.
è per assurdi che impariamo il senso più profondo di chi siamo.
essere è l’infinito tentativo di decifrare, tradurre, svelare le luci che partono
da tutti i punti del nostro universo.
due punti. link. ne nasce un rapporto. un significato strettamente reciproco.
uomo albero acqua mare sole caldo freddo bestia cibo compagnia altro amico nemico
una tela di rapporti. più o meno è il caos… il frattale schizofrenico che
rappresenta il tutto. in mille dimensioni. disegnato su mille piani.
è il complesso teatro di cose nel quale siamo calati. che non è più studiabile,
neanche con una scenografia ridotta a tre cose.
(in)finiti punti per (in)finiti modi di essere in relazione. i sensi, le emozioni,
la necessità, l’amore nascosto dietro le cose sono la struttura che connette.

e ciò accade indipendentemente dal dono dell’intelligenza…
è istinto all’autorganizzazione in quello che si percepisce come spazio proprio

siamo globali per nostra stessa definizione. la storia è il continuo spostarsi di
un confine, dall’interno verso un fuori. uno spingere su tutti i fronti che si chiama
ricerca. viene da pensare al famoso teorema (di incompletezza) di Godel:
“Per ogni sistema formale di regole ed assiomi è possibile arrivare a proposizioni
indecidibili, usando gli assiomi dello stesso sistema formale”… in pratica, perimetrata
una “situazione”, è possibile ricombinare i termini della parte di realtà circostritta
in tal modo, fino a giungere ad un assurdo. tuttavia percepire un assurdo, significa aver
già messo per metà piede in un “nuovo mondo”… è tutto qui il movimento:

. eleggersi a sistema di punti (incontro)
. cominciare a costruire, per corrispondenze, i rapporti, le relazioni tra le parti.
(istinto all’autorganizzazione). un linguaggio ad esempio, ma anche quel tacito
compromesso di armonia che vi è tra terra, luna e sole potrebbe essere preso d’esempio.
. tentativo di elaborazione di una teoria del tutto (ricerca)… come a voler tracciare
tutte le diagonali di un poligono (progresso).
. approdo all’assurdo
. allargamento delle ipotesi, nuovi assiomi e nuovi modelli. in realtà è il momento in
cui si percepisce un “fuori” e se ne fanno i conti. nuovi link, nuovi punti da connettere
in pratica si ricomincia…

ma si è sempre diversi.

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