ma si è sempre diversi. perchè da questo processo di reality-shake ciò che vien fuori è
appunto un mix di vecchio e nuovo, soggettivo e soggetto al momento. il tutto avviene
mille volte al secondo, concatenandosi e complicandosi. la forza ricombiante, al di là
della dialettica (dell’assurdo), sta nello spostamento complessivo di posizioni che avviene.
nel rapporto reticolare che c’è tra le parti del nostro sistema. siano esse persone, cose,
pietre o vegetali.
uomo-telefono-uomo è qualcosa da prendere in considerazione. anzi si dovrebbe cominciare a
ragionare per catene come queste, piuttosto che per punti. percepire ciò che per ora ci sta
intorno come un qualcosa di vivo e pulsante. un magma che può trasformarsi in qualsiasi
cosa, diventare, equilibrarsi rispetto alle volontà delle sue parti.
è la struttura mondo, dunque, la struttura universo, la struttura sistema che non ha più
centro ne periferia… e di conseguenza tutto ciò che viaggia su di esso in maniera
parassitaria o no.
fare società. venir fuori. essere visibili. mostrasi per ciò che si è davvero… pazzi,
non normali, diversi… essere da essere, individuo da individuo. è nella diversità la
chiave di volta. il fulcro caratterizzante la nostra apertura a dispetto del perimetro
che qualcuno traccia intorno col tentativo di accerchiarci. abbiamo bisogno di un nuovo
gesù, per elevarci a paradigma di novità? ognuno può esserlo, fingendo mai. essendo uomo,
tutto qui. il segreto per la gioia è non pensare, vivere, essere il e nel momento. nessuna
categoria potrà mai definirci, nessuno studio. eccola la nostra forza. esplodere in mille
colori. troppi per chi divide. troppi per chi racchiude in categorie e specializza. troppi
per chi fa della fantasia un programma. un algoritmo. un teorema.
siamo figli dei nostri stessi desideri. non bruciamoli nella rassegnazione. esigiamo il
tutto e costringeremo l’altro da noi ad una rivoluzione. eccolo… il nostro scopo. una
triste scuola ci ha abituati al fallimento. noi vinciamo ogni giorno. vinciamo cose che
non vedremo mai con gli occhi… come le ombre. figlie illeggittime di madre luce…
destinate a non essere mai viste da chi le ha partorite. noi lavoriamo per tutti.
per la razza umana. per il prossimo in cui vediamo, definiamo, per contrasto e negazione,
noi stessi. se perdiamo… è per noi stessi. per la voglia di fuggire via da ogni posto.
da ogni schema. superato nel momento in cui è stato necessario porlo per comprendere.
il paradosso è lo stare stretti nelle definizioni che un altro per noi ha posto.
il progresso è tutto qui. essere per tutti.
“con il Pianeta che mi esplode sotto gli occhi
non avrò giorni migliori se non li immagino nemmeno
in corsa verso nuove lune porto io il mio treno”
per niente perdi il tutto. ogni cosa ne significa infinite. ogni parola. in viaggio tra
le moltitudini ad esse si modella. con la naturalezza che caratterizza l’evolversi. l’
andare avanti. su tutti fronti. l’equivoco… il gap di significazione tra chi parla e
chi ascolta. la comunicazione si basa su continue incomprensioni. discontinuità elimina
bili col mettersi d’accordo. salti di ampiezza finita. il conflitto è laddove questi
salti si fanno infiniti. dove l’azione serve più del dialogo e per il polialogo. la parola
a tutti. per tutti. la partecipazione. l’aggirare quell’ostacolo mostrando intuizioni
per l’oltre. oltre l’inifinito. per un equilibrio che si ottiene spostando un confine.
una linea sottile tra l’assurdo e il normale che viene messa in moto. ying e yang naturale
dialettico oggettivo tra le cose di questo sistema che solo la forza spontanea creatrice
e folle di tutti insieme può modificare. cambiare il mondo è poco. anche combattere alla
pari. anche sfruttare da secondi parassiti. usando ciò che a noi è stato sottratto…
servono capacità visionarie. arte nuova. senza schemi. immaginare cosa c’è dietro quella
porta che cerchi di aprire da tempo. e cominciare a vivere gli spazi prima di
esserci. il mondo tutto è il nostro spazio. cominciare a costruire la propria misura di
“stare bene”. in pace. in armonia. proporla e cercare di raggiungerla nel rispetto
reciproco è già una chiave. una traiettoria migliore… per respirare.
solo la rassegnazione oggi vogliono che ci resti ci resti. nemmeno. ci costruiscono il
niente da questo lato ma fuori tutto da riconquistare nel senso opposo… esiste cio che
ci cambia. solo questo. o forse esistiamo noi solo. io soltanto.
perchè do senso a ciò che muove i sensi. ma vi è un senso che sfugge… che ci nascondono.
è l’essere per l’essere. ci sconfiggono per emulazione. per riproduzione. mangiano la
nostra fantasia… sporcandola del marciume dei loro affari.
essi. noi. una convergenza spettrale. qualcosa che a volte che fa paura soltanto sfiorare
con la mente. noi di noi. noi costruiti. noi con due logiche. mille logiche.
imaparare a vivere essendo tutti gli altri è una chiave di semplice sopravvivenza…
o forse è ciò a cui si tende. Ma qual’è la base di rovesciamento…?
la matrice di cambiamento. la chiave per la gioia… non pensare?
non porsi il problema del margine da superare?
essere se stessi senza alcun complementare alla propria persona e personalità? stare
dove si vuole? quando si vuole, perchè si vuole, se si vuole? si. probabilmente si.
la chiave per la gioia è amore anarchico, come insegna cristo, guardando il dentro da
dentro… poi è il caos. socialismo o barbarie è comunque il caos… (:
è un punto interrogativo… una domanda… se a guardare è chi è fuori.
è rubare un pò per volta guardando dall’altro dall’alto
e gli infiniti diversi piani per le infinite diverse specificità per gli infiniti fuori
da quella corte marziale che è ogni singola coscienza. ricondurre i problemi al Problema.
e prima di far ciò esser cambiati. prima e dopo.
ciò si supera, imitazione per imitazione, limitandosi (concentrandosi) all’immediato…
saltando… con intelligenza e creatività. superando confini invisisbili
la direzione la intuiamo e si forma coi sogni senza più motivo di essere strabici…
il quadro si riempie… la gioia si raggiunge
essendo mai al proprio posto… per microinsubordinazioni… come una pioggia di atomi
nella zona rossa dell’impero… mangiarsi le frontiere. lanciando aereoplanini di carta
come sei possedessimo davvero un arsenale… o rotoli di carta come a poter davvero
arrivare in cielo… disobbedire è il passaggio dal discreto al continuo. punti di
azioni che si addensano creando nuovamente la realtà: cio che vedi.
furto su furto, saremo ancora solo se chi programma sarà quanto di più alto si potrà
concepire: chi concepisce stesso. noi, la nostra mente.
come ora. ci definisce ciò che non riusciamo ad essere, il cielo che stiamo assaltando.
la sete di poter essere senza comprimersi. possiamo programmare… decidere per noi.
rubando o spingendo verso di là… facendo piovere come atomi i nostri sorrisi…
perchè le macchine si innamorino di noi. come noi di noi. fluttuando leggeri tra le
cose. perchè si tratta di cose. merce. troppo grigia e troppo poca cosa per poter
sbiadire i nostri colori.